Il calciatore guarito dalla Gospa - Andrea De Luca

Il nuovo libro di Paolo Brosio (Raggi di luce) ci porta a Castellammare di Stabia, un importante comune che anticipa la costa amalfitana, a una trentina di chilometri da Napoli. Qui l’autore ricostruisce una storia mozzafiato: drammatica, commovente e con un epilogo che spalanca alla speranza. La prima data da tenere a mente è il 1° novembre 2006. Sul campo sportivo comunale di Castellammare di Stabia, Andrea De Luca, tredici anni, si sta allenando con i compagni della Juve Stabia, categoria giovanissimi. E un ragazzino di belle speranze, che ama il gioco del pallone e che sogna, come è giusto che sia alla sua età, un futuro da campione. L’allenamento è in pieno corso, quando improvvisamente il volto del ragazzino ha una smorfia di dolore. Si blocca di colpo, il male si fa acuto, al punto che la “scossa” lo paralizza dal ginocchio sinistro fino all’anca. Andrea dirà di aver avvertito un dolore terrificante, come se l’arto fosse stato trafitto da una lama acuminata. Il ragazzo crolla a terra, i compagni si spaventano, l’allenatore, Gerardo Sanseverino, accorre prontamente. Quel pomeriggio per il giovane calciatore inizia la stagione del calvario.

Una malattia rarissima

L’angoscia piomba di colpo in casa De Luca, una famiglia solida e di saldi principi. Scrive Brosio che i De Luca «consultano tanti medici e specialisti per capire che cosa sia successo al loro figlio. Il papà Espedito De Luca, cinquantuno anni, impiegato di banca, la mamma Carmelina Amato di quarantanove, insegnante alla scuola d’infanzia, e il fratello Michele, più grande, ventiquattrenne, si rivolgono al professor Carlo Negri, ortopedico dell’università di Napoli, che conferma una prima diagnosi generica di osteocondrosi alla testa del femore sinistro aggravata da forti dolori. Sull’origine della malattia, tuttavia, c’è ancora un fitto mistero considerando la giovanissima età di Andrea». Il luminare ritiene che l’unico rimedio possibile sia il riposo assoluto. La gamba sinistra deve essere messa in trazione per applicazione del tutore di Thomas, che è una vera e propria gabbia che cintura Andrea dalla vita in giù. È predisposta in modo tale che la pianta del piede non tocchi terra; così facendo alla testa del femore viene risparmiato lo stress dovuto all’attrito. Ma Andrea, d’avanti alla prospettiva di tenere per non si sa quanto tempo quella gabbia che gli avvolge la gamba, mostra un netto rifiuto. La famiglia, però, non si arrende, e questa volta chiede lumi al dottor Pio Santoro, ortopedico di fama e in servizio alla clinica Malzoli di Avellino. Dopo un’accurata analisi del quadro clinico, Santoro spiega ai De Luca che ci si trova di fronte a una malattia rarissima e molto pericolosa. Ma ecco le testuali parole utilizzate nella circostanza, come si può leggere in Raggi di Luce. E il 21 dicembre 2006: «Sono convinto che si tratti del morbo di Perthes e non di epifisiolisi o più genericamente di osteocondrosi ! Provate a far riferimento all’ospedale Santobono di Napoli, dove c’è un medico di Castellammare, il dottor Guida, che ha molta esperienza su questa malattia». Va detto che il morbo di Perthes, o meglio malattia di Legg-Calvé- Perthcs, è una patologia rara e terribile, che determina uno sfaldamento delle cartilagini e delle ossa a causa, probabilmente, di una cattiva circolazione del sangue nelle zone periferiche delle articolazioni, Il rischio è quello di una vita paralizzata a letto o sulla sedia a rotelle, soprattutto in soggetti di giovanissima età. Il dottor Pasquale Guida, di Castellammare, e il direttore del reparto di Traumatologia e ortopedia dell’ospedale Santobono di Napoli, che sorge al Vomero, una delle strutture più all’avanguardia del Centro-sud Italia nonché punto di riferimento per le patologie dei più piccoli. Lo specialista del Santobono visita più volte Andrea, gli somministra le cure che ritiene adeguate. Ma invano. La situazione precipita. Il povero Andrea è ormai nella totale impossibilità a deambulare. Fra il gennaio e l’aprile del 2008 lo sfortunato ragazzino è sottoposto a nuove visite con il dottor Guida; il responso è impietoso: non ci sono né una cura farmacologica né una tecnica chirurgica efficaci. Scrive Brosio riportando alla lettera il duro responso del medico: «Di solito, nelle ossa dei bambini fra i cinque e sette anni aggredite da questa malattia, dopo un sfaldamento iniziale si ricostruisce l’osso mentre, fra i soggetti più grandi come Andrea, dopo lo sfaldamento, la ricostruzione è molto incerta se non impossibile e distribuita su lunghissimi periodi di tempo. L’unico consiglio è rimettere il tutore come supporto alla gamba malata, per non fare appoggiare il piede». Ma Andrea, ancora una volta, non vuole saperne di mettere il tutore di Thomas. Intanto, se possibile, le sue condizioni si aggravano ulteriormente. Adesso la malattia ha cominciato ad aggredire anche la schiena. L’inverno del 2008 si annuncia con sintomi di parafisi che si protrarranno fino al termine dell’anno successivo. Andrea non avverte più sensibilità lungo tutta la parte sinistra del corpo. E quando sembra che la paralisi stia allentando la presa, ecco ritornare le fitte dolorosissime. I genitori, straziati al cospetto del loro figlio in quelle condizioni, si recano dal professor Anastasio Tricarico, docente di Ortopedia e traumatologia alla II Università di Napoli, che, alla fine, si esprime così: «Dagli ultimi studi apparirebbe evidente, all’origine di tutto, un difetto di funzionamento del cuore che non riesce a pompare regolarmente il sangue alla periferia del corpo, cosicché le cartilagini fra la testa del femore, l’acetabolo e le estremità delle ossa patiscono una forte mancanza di irrorazione sanguigna, che spiegherebbe il fenomeno della necrosi e del conseguente sbriciolamento delle ossa».

Il pellegrinaggio a Medjugorje

La famiglia De Luca decide di recarsi in pellegrinaggio nella terra della Gospa. Il 18 settembre 2009 è a Medjugorje insieme a un gruppo dì devoti del Napoletano. La mattina di sabato 19 settembre, i pellegrini partono prestissimo per la collina del Podbrdo, con grandi difficoltà per Andrea, che dovrebbe affrontare una salita ripida utilizzando le stampelle. Ma lui vuole farcela, pur tra mille tormenti. Ecco come Brosio descrive nel libro quella salita carica di mistero e di speranza: «Subito dopo le prime formelle di bronzo dei Misteri della Gioia, Andrea pur barcollando pericolosamente, grida: “No, non voglio nessuno vicino a me! Faccio tutto da solo, solo con le mie forze.” Andrea, per la prima volta, riesce ad arrivare in cima alla collina delle apparizioni, rischiando di cadere più volte, e senza avvertire quei dolori forti che lo hanno tormentato fino al viaggio per la Bosnia-Erzegovina. Sulla via del ritorno Andrea ricorda: “Era come se qualcuno mi stesse dando la forza di affrontare una prova tanto difficile”».

Momenti indimenticabili

Domenica 20 settembre è il giorno della grande gioia suscitata da un segno. Andrea sente il desiderio di andare a pregare nel giardinetto vicino all’ albergo, dove c’è una statuetta della Madonna raffigurata nella stessa posa di quella, più famosa, della Croce Blu. Arrivato a pochi passi dalla Madonnina il volto della statua prende a illuminarsi. Quella manifestazione, di lì a qualche minuto, viene vista da tre testimoni: una studentessa universitaria di Napoli e i suoi genitori. Sulle prime mamma e papà pensano che la statuina disponga di un sistema di illuminazione. Chiedono lumi ai proprietari dell’alberghetto, che però negano. Ora per tutti è certo che la Madonna si è illuminata per Andrea e il ragazzino conferma di averne fatta esperienza diretta: una preferenza vera e propria della Gospa! Nei giorni successivi, a Medjugorje sono continui i momenti in cui il ragazzino avverte la presenza di un abbraccio di Madre, di Colei che intende fargli riassaporare la salute perduta. Andrea si muove ancora con le stampelle, ma si accorge di avere più forza nella gamba malata. Intensifica la preghiera, partecipa ai gesti, ha il cuore in subbuglio come solo quando si è innamorati e confusi davanti a una cosa grande. Il ritorno a casa è lieto. Castellamare lo sta aspettando a braccia aperte…

Il ritorno in campo

Quando mancano ormai poche ore all’arrivo, Andrea sente un formicolio sempre più forte e un gran bruciore lungo tutta la gamba malata. Scrive Brosio, facendoci rivivere quei momenti: «Quando il pullman sta per entrare nella piazza del municipio di Castellammare, Andrea sente distintamente una voce che gli dice: “Adesso sei il mio apostolo, cammina e porta la luce”». Da quel pullman il ragazzino scenderà sulle sue gambe con dipinto sul volto un sorriso grande così. Delle stampelle non avrà più bisogno. Una guarigione inspiegabile per la scienza, un miracolo per ì devoti della Regina della Pace. Il professore Anastasio Tricarico ammetterà che Andrea è tornato come nuovo: «Questa è una guarigione inspiegabile per la scienza medica e maturata in termini estremamente rapidi. Siamo di fronte a un vero e proprio mistero». Anche il dottor Pasquale Guida conferma l’impossibilità di spiegare scientificamente l’accaduto. Ed è così che, dopo sette anni di dura e lunga malattia, Andrea può tornare a indossare la maglia della Juve Stabia. Guarito da un grande miracolo avvenuto a Medjugorje. Perché la famiglia De Luca non ha alcun dubbio che vi sia stato un intervento soprannaturale della Mamma a far tornare la gioia di vivere in quella casa così provata dal dolore e dalla fatica.

Fonte: Articolo estratto dalla rivista “Medjugorje – La presenza di Maria” del 18 Marzo 2014
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